ANNO 16 n° 99
Est Moda In Rebus
Rivoluzione Burberry alla London fashion week
di Mr. Alpha
02/03/2016 - 02:01

di Mr. Alpha

VITERBO - La settimana della moda londinese è stata sconvolta dal caso Burberry e dalle nuove politiche aziendali relative a sfilate e presentazione delle nuove collezioni. Il brand britannico, in totale controtendenza con le dinamiche del fashion business, non sfilerà più quattro volte l’anno come consuetudine, ma si limiterà a due show semestrali all’interno dei quali presenterà le collezioni maschili e quelle femminile in contemporanea.

Inoltre tutti gli outfit presentati in passerella saranno immediatamente disponibili per l’acquisto negli store ufficiali del brand. La rivoluzione annunciata da Burberry ha spiazzato il mondo della moda internazionale con stilisti ed addetti ai lavori che si sono schierati su posizione opposte. C’è chi ha apprezzato, accodandosi alla nuova tendenza, e chi invece ha espresso aspre critiche.

Tra i pareri più duri si segnala quello di François-Henri Pinault, patron di Kering (holding titolare dei marchi Gucci, Saint Laurent, Puma e molti altri), il quale ha espresso profonda delusione per un sistema che ''nega l’essenza del sogno moda''. Lo show Burberry è andato in scena presso i Kensington Garden davanti agli occhi di mille presenti, i quali hanno applaudito una collezione military-rock dove l’universo del marchio inglese (giunto al suo 160° anniversario) è stato perfettamente reinterpreto in chiave moderna dal direttore creativo Christopher Bailey.

Subito dopo la sfilata, gli abiti ammirati in passerella erano prontamente ''visionabili'' presso il flagship store di Regent Street. In attesa che le nuove dinamiche commerciali del ''see it, buy it'' entrino in vigore, gli abiti saranno solamente visibili e non acquistabili. Chi ha invece utilizzato la propria sfilata per sensibilizzare il pubblico verso un tema nobile è Vivienne Westwood che ha utilizzato la presentazione del proprio lavoro come un pretesto per lanciare messaggi contro il cambiamento climatico.

La stilista ha presentato una collezione intellettuale dove gli abiti sono composti da tessuti Oxfordiani e caratterizzati da tagli asimmetrici. Uno stile eclettico dalle forme morbide i cui drappeggi ricordano le statue di Donatello. L’arte di Mark Rothko e un ritorno di vecchi cavalli di battaglia, come il disegno paisley, sono invece i temi caldi della sfilata di Paul Smith. Se per anni siamo stati abituati ad una moda formale, qui il designer inglese ha inserito forti dosi di humor all’interno del proprio lavoro. Le stampe sono colorate, le gonne plissettate e i décolleté presentano un artistico tacco concavo. Una moda giovanile che riesce a rendere allegro anche il più grigio degli outfit da ufficio.





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